Original story: In un’altra dimensione

Disegniamo Insieme Forum ⭐Fanfiction⭐ Original story: In un’altra dimensione

  • Questo topic ha 4 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 3 anni fa da ED_(He)Art.
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  • #13610
    ED_(He)Art
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    About me:

    Ciao a tutti ^_^ sono sempre io la vostra zia ED che questa volta ha deciso di condividere con voi una piccola storia che ho scritto un bel po’ di tempo fa e che non ho mai terminato. La vorrei condividere perché credo proprio che sia venuto il momento di finirla (si ma a chi vuoi darla a bere! xD) In verità nasco con la passione per il disegno ma strettamente correlata ad essa c’è anche la passione per la lettura e per la scrittura. Comprendendo che non ero una cima nel disegnare ma che al tempo stesso mi piaceva scrivere, ho investito le mie ultime scorte di monete dello stato (mi fa sentire una nobildonna finita in disgrazia! ^^”) e ho iniziato un bel corso di scrittura creativa così da poter creare storie fantastiche e vederle realmente pubblicate da qualcuno (Sogna cara… sogna e spera fermamente e vedrai che il sogno realtà diverrà. (cit. Cenerentola))

    Bene finita la premessa quasi inutile della mia banale e insulsa vita vi lascio al primo capitolo di “In un’altra dimensione” Aspetto con ansia le vostre impressioni e le vostre critiche sia positive che negative. Kiss

    Titolo: In un’altra dimensione

    Genere: Fantasy, Romance

    PROLOGO

    Dopo l’incidente a Ginevra non ero più entrata in un laboratorio di ricerca. Quella giornata fu infernale per tutto il CERN e una mia piccola disattenzione stava causando un disastro di enormi dimensioni. Quando appesi il camice promisi di non indossarlo più ma quel maledetto 10 agosto mi arrivò una lettera dal Gran Sasso nella quale c’era scritto: idonea.

    CAPITOLO I

    – Come sto? – chiesi a Rocco. Avevo il cuore a mille ed ero visibilmente in iperventilazione.

    – Angela sei bellissima così come sei – ripeté per l’ennesima volta.

    Era arrivato quel giorno.

    Ad agosto ricevetti una lettera dove mi invitavano a presenziare per la mia prima conferenza dopo ben cinque anni che ero scomparsa dalle scene. Lavorare in un laboratorio ed essere una ricercatrice era il sogno della mia vita ma quella vita non era stata tanto buona con me. Ebbi enormi problemi con la specializzazione e quando fui finalmente ad un passo dalla meta il mondo mi crollò addosso.

    Un errore umano, sì così scrissero i giornali, ma quel mio errore avrebbe stravolto l’esistenza dell’ordine naturale delle cose. Ero brava, sì, ma non così tanto da portare a termine un progetto così oneroso. Avevo sbagliato e avevo pagato.

    – Ho l’impressione di essere un pesce fuor d’acqua, cioè, non so spiegarti – mi passai le mani nei capelli con fare nervoso e iniziai a mordermi il labbro. – E’ più forte di me, Rocco, ho la tremenda paura di sbagliare ancora. –

    Scosse la testa apprensivo a mi circondò con il suo abbraccio. Quel mese festeggiavamo i due anni assieme.

    Con Rocco tutto era stato difficile fin dal principio. Quando lasciai il CERN mi rifugiai nella fotografia e lì trovai la mia pace con il mondo. Il mio nome era stato sbattuto su tutte le testate giornalistiche, avevo buttato all’aria anni e anni di studi e soprattutto mi ero rovinata una carriera, così con un corso fotografico riuscii a mettermi in pace con me stessa e incontrai Rocco. Con lui fu subito passione anche se la mia vita ricercava di più di un qualcosa che fosse puro fuoco e contrariamente agli inizi così fu. Con il tempo e con i vari litigi tutto si distese e la nostra storia iniziò a stabilizzarsi.

    – Sei troppo precipitosa, ti adoreranno tutti – sì, mi aveva sempre detto quella frase dal primo giorno in cui partì per Berlino a causa di un importante set fotografico.

    Per lui tutti mi adoravano, ero così spigliata e dolce che nessuno avrebbe retto ai miei occhioni da cerbiatta. Le sue erano belle parole ma la realtà era ben diversa. Mi integravo bene con i miei colleghi ma cercavo di tenere sempre le distanze da loro, un legame mi avrebbe solo fatto male e nel momento esatto in cui avrei dovuto mettere fine a quel rapporto avrei perso anche una parte di me.

    – Fammi gli auguri –

    – In bocca al lupo –

    – Crepi questo lupaccio e –

    – e se non muore lo uccido io – ripetemmo all’unisono quello che era diventato il nostro motto da quando avevo intrapreso il lavoro fotografico.

    Deglutii, presi la borsa e scesi lentamente dalla Lancia Y verde bottiglia, chiusi la porta dietro di me e un sottile venticello si alzò ricordandomi che era autunno inoltrato. Rocco aspettò che scendessi le grandi scale che mi distanziavano dal piazzale antistante al laboratorio e poi fece rombare il motore con un colpo secco e ingolfato. Ispirai più volte aggiustandomi gli occhiali sul naso. Dovevo dare la migliore impressione di me e allo stesso tempo essere invisibile. Scesi i gradoni piano guardando l’edificio imperiale che regnava in quello spazio sconfinato ed ebbi un brivido di freddo, il vento aveva iniziato a spirare più forte e il sottile cardigan di cotone non era adatto a quella giornata. Deglutii ancora, chiusi gli occhi e mi ripetei “ce la posso fare”, così avanzai spedita fino all’ingresso.

    Le ampie porte scorrevoli si aprirono non appena il laser rilevò la mia presenza. L’enorme scritta CERN sul tabellone in fondo alla grande hole mi mise in soggezione pur sapendo che quello non era il laboratorio di Gineva ma una sua succursale. Abbassai lo sguardo e varcai il pavimento di moquette fino ad arrivare ad un grande bancone color crema.

    – E’ qui per un appuntamento? – dietro un monitor Sony, la segretaria non si degnò nemmeno di guardarmi.

    – Sono la dottoressa Greco, oggi inizia il mio ciclo di ricerche – presi un plico di carte dove c’erano le mie certificazioni.

    – Greco? – mi guardò da sopra quella montatura spessa. – Un attimo solo – si alzò e sparì dietro parte del muro canarino che le stava dietro.

    Odiavo aspettare, era un mio difetto. Iniziai a picchettare nervosamente sul banco mentre osservavo dei ragazzi appena laureati che sfrecciavano con una vitalità che avrebbe fatto impallidire chiunque. I loro volti erano radiosi e quel vederli nei camici da laboratorio mi metteva in soggezione. Sorrisi ad un dolce ricordo dell’equipe a cui ero stata assegnata ma subito la sirena dell’allarme rosso risuonò nelle mie orecchie riportandomi con i piedi per terra. Sospirai e fissai le pile di carte che la tipa dai capelli raccolti a chignon aveva ad entrambi i lati della tastiera.

    – Il dottor Picariello la sta aspettando – ritornò come una saetta – la prego  mi segua. – disse prima di defilarsi dietro una porta bianca.

    La seguii in quel corridoio come un segugio e quando fummo di fronte ad una porta metallica dal caratteristico “pericolo radiazioni” si fermò, estrasse una scheda magnetica dalla tasca e la fece sfilare dentro il congegno dell’identificazione.

    – Appoggi qui la borsa e ogni oggetto metallico, dopodiché prenda un camice e lo indossi insieme alla mascherina e gli occhiali. – aprì un armadietto.

    Avevo dimenticato quanta cura c’era nei dettagli. Riposi la borsa, l’orologio e tolsi il pendente che avevo al collo e che mi ricordava istante per istante quel maledetto giorno.

    – Da questa parte – indicò l’altra porta metallica che mi avrebbe condotto sicuramente nel centro del sistema operativo.

    Il badge strisciò all’interno del rilevatore e il led da rosso divenne verde. La donna mise la sua mano appena accanto e guardò in un obiettivo per la lettura della retina.

    Quando le spesse porte di metallo si aprirono con un tonfo, entrammo in un laboratorio delle dimensioni di quattro aeroporti. I tubi scintillavano sotto i riflettori delle lampade artificiali, i rumori continui coprivano il brusio degli addetti ai lavori, giovani e veterani che studiavano su lavagne trasparenti la probabilità di decadimento di un nucleo entro un tempo stimato e gli odori pungenti degli elementi che giocavano in una reazione mi fecero fare un tuffo nel passato.

    Seguii la donna senza fiatare e guardai attentamente tutti i particolari. Era decisamente più piccolo del CERN come edificio ma il brulicare delle persone mi sembrava pressappoco lo stesso.

    – Può trovare il dottore lì – indicò una stanza trasparente che vista dall’altro sembrava un cubo gelatinoso. – Scenda queste scale e faccia attenzione. – sorrise.

    Salutò garbatamente e poi sparì da dov’eravamo venute.

    Inspirai ancora una volta. Dovevo farmi forza. Ce la puoi fare, ce la puoi fare. Appoggiai una mano alla ringhiera della scala e mi accorsi che era tiepida così decisi di restare in equilibrio e non perturbare i sistemi con la mia presenza.

    Osservai da fuori la conferenza muta del dottor Picariello e riconobbi alla perfezione il commento sulle onde quantiche. All’università ne avevo avute fin sui capelli ma sul campo si erano dimostrate ancora più complicate di quanto non fosse stato spiegato sui libri. Scossi la testa quando riaffiorò di nuovo alla mente il ricordo di quell’esperimento.

    – E’ la  dottoressa Greco? – la voce di un ragazzo mi fece sussultare.

    Mi voltai lentamente e vidi che dietro di me era apparso un bellissimo ragazzo castano dagli occhi nocciola. Poteva avere sui vent’anni anni ed era una bella visione per gli occhi avvolto in quel camice bianco.

    – Sì sono io, ho l’onore di parlare con? –

    – Sono un tirocinante. Luca De Simone piacere – tese la mano in senso di saluto.

    Allungai la mia pensando che avevo nettamente dimenticato il criterio per assegnare l’età alle persone.

    – Ho letto un sacco su di lei, sulle sue teorie della memoria dei quanti e soprattutto sono rimasto affascinato dalla sua relazione riguardante l’esperimento Sophia. Ha azzardato conclusioni che nessuno avrebbe mai pensato. – chissà per quanto parlò prima di accorgersi del mio evidente imbarazzo.

    Chinai la testa e sperai che in quell’elenco della spesa non fosse compreso quell’argomento.

    – Caspita – portai una mano a massaggiare il mento – conosci più tu la mia carriera che io stessa – ironizzai e la cosa sembrò piacergli.

    – Se deve parlare con il dottore può anche disturbarlo. Con una persona del suo calibro tutti quei tirocinanti possono anche aspettare  –

    – No – sussurrai e incrociai le braccia al petto – lascia che tutti loro possano comprendere la bellezza che c’è dietro le oscillazioni di particelle così piccole da sembrare inutili ma che regolano così tutto l’universo. –

    Il ragazzo mi guardò alquanto interdetto.

    – Non farci caso – scossi la testa – deformazione professionale.

    Mi ero così deformata che vedevo il mio lavoro in ogni cosa ed essermi lasciata alle spalle quell’esperienza non mi aveva cambiata affatto.

    Quei cinque anni senza toccare niente, non un solo saggio, non avevano cancellato nemmeno un concetto dalla mia testa e, seppur in modo limitato, tentavo di usare le mie conoscenze fisiche anche quando fotografavo.

    L’uomo continuò a parlare per altri venti minuti prima di accorgersi che le sue gesta erano osservate da due persone al di fuori del cubo. Posò il pennarello e indicò ai collaboratori di attendere un attimo.

    – Dottoressa Greco! Che piacere! Venga che le faccio conoscere la sua equipe – l’eleganza del dottor Picariello faceva invidia ad un lord.

    Un uomo distinto, sui sessanta anni, capelli sale e pepe, una leggera barba rasata appena, occhi piccoli circondati da occhiaie e un camice abbottonato fino a su che scopriva solo il nodo di quella cravatta nera a fili dorati.

    Il ragazzo mi fece strada e entrai in quella specie di sala riunioni.

    – Colleghi – prese una pausa – Vi presento la dottoressa Greco, sarà nostra collaboratrice nell’operazione Mefisto e da oggi in avanti farà parte integrante del nostro team di ricerca –

    – Molto lieta di conoscervi – sorrisi.

    Dopo i convenevoli il dottor Picariello continuò da dove si era interrotto e iniziai ad interromperlo ogni volta che qualcosa mi suonava strano. Tutti avevano gli occhi puntati su di me e in qualche modo mi sembrò di essere ritornata nei banchi freddi di quell’università che aveva messo dei paletti al mio vero genio.

    Due ore dopo, tutti si defilarono per la pausa caffè mentre io rimasi lì dentro ad osservare i calcoli magistralmente ricavati dal dottore. Mi alzai dall’ultimo posto laterale e afferrai una bottiglietta d’acqua minerale appoggiata sulla scrivania da conferenza. Mi appoggiai con il sedere al bordo di essa e guardai ancora una volta i calcoli sorseggiando il liquido gassoso.

    – Mi scusi dottoressa Greco, ma personalmente penso ci sia un errore – sembrò che a parlare fosse stata la mia testa.

    – In effetti qui si dovrebbe sviluppare un fenomeno di interazione, invece dai calcoli risulta l’esatto opposto. – puntai il dito alla lavagna senza lasciare il collo della bottiglietta.

    – No, io intendevo altro – a quel punto mi resi conto che non era la mia testa a parlare.

    Mi girai verso il suono e incontrai lo sguardo di un giovane alto venti centimetri in più del mio metro e sessantacinque, spalle larghe tipico di chi pratica nuoto a livello agonistico, viso allungato ma armonioso nelle sue proporzioni, naso leggermente spesso, occhi e capelli neri come la notte, come pure la leggera barba trasandata che gli ornava il mento.

    – Avevo pensato che lì c’è proprio un errore base dello sviluppo delle oscillazioni, come se l’equazione differenziale del secondo ordine non fosse stata corretta opportunamente per permettere l’integrazione – si alzò dal suo posto e prese il pennarello per mostrarmi la sua teoria.

    – Vede, qui noi stiamo supponendo che il nucleo si deve spaccare a causa di questa collisione, ma invece ciò non accade poiché le condizioni iniziali in cui stiamo mettendo in oscillazione la particella generano segnali distruttivi tra loro – apportò su un pezzo di lavagna qualcosa che poteva vagamente sembrare ad un disegno tridimensionale.

    – Hai provato a fare alcune prove? –

    – No dottoressa Greco –

    – Chiamami Angela – altro mio difetto, odiavo quando mi chiamavano con quel titolo che avevo imparato a disprezzare. – Mi chiedevo se il dottor Picariello ha preso in considerazione la tua intuizione. Non è malvagia, anzi, potrebbe anche essere una soluzione del problema. – sorrisi – bene…scusa come hai detto che ti chiami? –

    – Non l’ho detto – il suo sorriso bianco contrastò notevolmente con la barba scura – Sono il dottor Filippo Esposito.

    Questa volta credevo di averci preso ma quando mi confessò di avere solo venticinque anni pensai di aver vissuto sulla luna per un periodo troppo lungo. La sua compagnia fu piacevole e per la prima volta dopo tanto tempo avevo trovato una persona che riusciva a discutere con me senza cadermi a noia.

    Lavorammo alcuni minuti sulla sua intuizione e mi accorsi che aveva avuto un’idea geniale. Parlai con il dottor Picariello e lui fu entusiasta di questa possibile scappatoia che per mesi scienziati esperti avevano tralasciato. Fu subito messa in opera ma la mia giornata “lavorativa” stava volgendo al termine e così dovetti lasciare l’allegra compagnia per poterla rivedere l’indomani.

     

    – Com’è andata? – Fuori era buio e solo le luci delle lampade della strada illuminavano il parcheggio del laboratorio. Rocco mi aveva aspettata lì fuori da chissà quanto tempo.

    – Tutto sommato bene, mi sento di essere regredita di cinque anni – sorrisi. – Sono tutti giovani laureati nel pieno delle loro capacità io sono ben più grande e non ho tutta la loro vitalità –

    – Ma tu hai già dato – ironizzò Rocco

    – non ricordarmelo – scossi la testa e mi tuffai tra le sue braccia baciandolo dolcemente.

    Ritornammo a casa nel giro di mezz’ora e come era suo solito, Rocco aveva preparato la cena con tanto di film in blu-ray. Era circa un anno che aveva mutato i suoi atteggiamenti, era diventato dolce e sensibile anche se talvolta riemergeva quel suo lato oscuro. Purtroppo la nostra storia pur essendo ora lineare dopo gli ultimi litigi, sentivo che era stata complicata notevolmente dalla mia inaspettata convocazione. Quel giorno era stato una sorta di iniziazione perché il lavoro vero sarebbe iniziato di lì a pochi giorni.

    – Sono contento che ti sia trovata bene – disse mentre addentava una porzione di spaghetti ai frutti i mare.

    – Mi è piaciuta la giornata ma, tesoro, resto sempre con i piedi per terra, prima o poi commetterò di nuovo errori e finirò per il buttarmi la zappa sui piedi –

    – Angela la smetti? Non fasciarti la testa prima d’essertela rotta, qui sei una persona diversa. Da un anno il tuo nome è stato riabilitato e se non fosse stato per me a quest’ora stavi in Cina a fotografare la grande muraglia -, mi fissò negli occhi e mi prese la mano libera tra le sue – Stavi lentamente morendo dietro la fotografia. Tu non sei fatta per guardare la vita degli altri scorrerti sotto il naso e fantasticare sul “cosa sarebbe successo se”. Hai grandi potenzialità e con tutto il tuo entusiasmo sono sicuro che conquisterai tutti. – abbassai lo sguardo sul suo anulare sinistro e ricordai d’aver dimenticato dove avevo messo l’anello che mi aveva regalato – Angela per una volta pensa a te stessa.

    Era una persona così razionale che alle volte dimenticavo totalmente che era la parte di me che mi mancava. Pacato e ragionato, intelligente e misurato, aveva tutte le caratteristiche della persona che mi completava, ma in cuor mio sapevo che non era lui l’uomo della mia vita.

    – Sai, Antonio ha finalmente l’album del battesimo di Francesca. Appena hai due minuti a disposizione l’andiamo a trovare – annuii con la testa.

    La serata si concluse così, non parlammo più di lavoro e infine mi addormentai sul divano mentre guardavamo “City of Angel”.

    #13836
    Nyxes
    Moderatore

    Anzitutto mi dispiace abbastanza per non aver letto prima questa piccola perla, sinceramente ho problemi di concentrazione e leggere grossi blocchi di testo per me è un problema (puoi immaginare come io mi diverta all’università…). Invece con il tuo scritto non ho riscontrato difficoltà e mi sono distratta solo una volta per poco tempo, il che significa moltissimo.

    La spaziatura delle varie righe è perfetta secondo me, lasci abbastanza spazio/tempo per far respirare le frasi. Le descrizioni non sono mai pesanti nonostante vengano accennati spessissimo i colori, ti consiglio di provare anche ad utilizzare altre caratteristiche, ad esempio per Luca anzichè identificarlo col colore dei capelli potresti provare con la forma del viso o un neo particolare, qualcosa che lo identifichi per bene e non lo renda un altro ragazzo dai capelli nocciola (?) tra gli altri mille ragazzi dai capelli nocciola. Si nota anche che hai speso più tempo per la descrizione di Filippo, il che rende chiaro praticamente sin da subito che sarà lui il coprotagonista della storia, ma alla fine ci sta secondo me, è bene dare un’idea chiara di come lui sia, dato che probabilmente verrà immaginato spesso dalle persone, ma stai attenta a non renderlo troppo perfetto! Cioè, col fatto che è alto, bello, muscolo, misterioso e intelligente a livelli estremi potrebbe risultare noiosissimo se non ha nessun difetto e anzi a molti starebbe antipatico proprio per questo, semplicemente non sembrerebbe umano. Ma in fondo è solo il primo capitolo, quindi non so come il suo carattere andrà a svilupparsi in futuro ^^

    Hai mai pensato a creare una vera e propria sceneggiatura anzichè un testo, in modo da permettere a qualcuno di renderla sottoforma di tavole? E’ un po’ un peccato che il tuo bel modo di scrivere non venga mostrato così, ma alla fine i dialoghi sono molto naturali e potrebbero rendere tantissimo anche da soli, basterebbe aggiungere la posizione della fotocamera e i soggetti mostrati in vignetta. Ovviamente per far ciò è anche necessario qualcuno che possa disegnarli, mi offrirei volentieri io sigh, ma ho gli esami…

    In ogni caso lo scritto mi piace ed è stato fatto molto bene, bravissima!

    P.S:: c’è un typo quando entra nell’edificio, penso tu volessi scrivere hall (hole sarebbe buco in inglese, non so se è un linguaggio tecnico che non conosco, in caso perdonami ;-;)

    #13838
    ED_(He)Art
    Partecipante

    @Nyxes oh mio Dio! Ma sono letteralmente arrossita ai tuoi complimenti ( tanto love per te )

    E’ davvero un racconto vecchio di 10 anni almeno e se lo rileggo di sicuro lo cambierei da cima a fondo! (Ci saranno sicuramente tanti errori di battitura come hai giusto notato ad esempio hole=hall)

    Attualmente sto lavorando alla sceneggiatura di un altro fumetto. Se guardi nel topic dei miei OC ti accorgi che sto anche disegnando i personaggi dopo tanti anni. Anche quello è un racconto, un racconto finito, magari pubblico qui un estratto.

    Mi piacerebbe collaborare con qualcuno che disegnasse e si confrontasse con me *-* sarebbe un sogno vedere su carta una delle mie storie <3

    #13839
    Sue
    Moderatore

    E’ uno scritto davvero molto interessante! Da un po’ di anni sto riscontrando un po’ di problemi a leggere, perchè spesso senza rendermene conto mi distraggo pensando ad altro e poi dimentico ciò che ho letto, mentre in questo caso non èstato così… anzi! Non vedo l’ora di sapere come continua!

    Ho letto poi che ti piacerebbe confrontarti con qualcuno che disegna. Io al momento sono molto impegnata, ma magari appena mi libero un po’ possiamo vedere qualcosa assieme ^^

    #13849
    ED_(He)Art
    Partecipante

    Grazie @Sue

    Sono davvero troppo contenta che vi piaccia *-*

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